1770, Muore anche il fratello Giovan Domenico
 
1770
Morte del fratello Giovan Domenico
Ed eccoci finalmente all’altra tragedia che avevo anticipato, nella quale il forte carattere della madre Claudia Carandini, che già abbiamo conosciuto, ammirati, mentre accudisce il marito, improvvisamente esce fuori di nuovo, guadagnandosi rispetto da parte del Tutore.
Questa volta purtroppo la tragedia si abbatte ancor più direttamente sui tre fratellini. Uno di loro, Giovan Domenico, si ammala e muore per le conseguenze delle percosse subite da un religioso del Collegio di Urbino.
Il 22 agosto del 1770 perdei il mio secondo fratello Gio. Domenico, che nella età di 11 anni morì in Roma nella casa materna, essendovi stato trasportato in una lettiga da Urbino per un terribile male, che gli ritirò un ginocchio fino al mento.”
Rimangono soltanto in due, lui ed Andrea, ma queste disgrazie e sofferenze li uniranno anche dopo la loro morte. Ancora oggi, su loro volere, “i due fratellini” sono sepolti insieme nello stesso sarcofago nella Chiesa di San Marcello.
Ecco, quindi, un’altra prova che essi non erano assolutamente stati abbandonati dalla madre.
Durante la malattia, sembra per le percosse appunto ricevute da un religioso nel collegio degli Scolopi di Urbino, Giovan Domenico, viene portato a Roma nella casa della madre, dove viene amorevolmente seguito da lei.
Il grande amore che io gli portavo, mi fece sentire al vivo la di lui perdita.”, racconta il Cardinale riferendosi al fratello.
Ma neanche il Cardinale Negroni se la cava facilmente: “Le querele materne contro quel collegio, in conseguenza di questa perdita, indussero il Cardinale tutore a richiamarne me e il mio fratello Andrea, per collocarci nel Collegio Nazareno in Roma, diretto pure dai Scolopii.
Claudia, dopo aver perso nel giro di soli 7 anni il terzo figlio, oltre al giovanissimo marito ed ai suoceri, riesce ad imporsi sul tutore e a far tornare a Roma gli altri due figli.
Da questo momento in poi si perderanno le sue tracce. La ritroveremo soltanto quando verrà ricordata dal proprio figlio, nelle sue Memorie, al momento della sua morte. Tutto quello che si sa di lei è che ha continuato a vivere con il padre e con il fratello Finché erano essi in vita, e che frequentava le feste o i ricevimenti sempre accompagnata da loro, o dalle sorelle, e naturalmente dai propri figli Andrea ed Ercole.
Strano ma vero, non risulta che Claudia abbia avuto, dopo la morte del marito, e quindi per ben altri 33 anni, legami con altri uomini.
Fortunatamente, “frugando” sia nell’Archivio di Stato che nell’Archivio di Propaganda Fide sono riuscito a ricostruire due episodi che la riguardano.
Nelle carte del Cardinale, archiviate in Propaganda Fide nel 1824 da Mons. Alessandro Buttaoni, Erede fiduciario nominato dal Cardinale prima della sua morte, ho trovato che, dopo la morte del marito, fu siglato davanti al notaio Marturelli, un accordo tra Claudia ed il suocero Gregorio Brunacci-Consalvi, nel quale viene concesso a lei un appannaggio annuo di circa 800 scudi, finché non si fosse risposata, cosa che però non fece.
Sempre nell’Archivio di Stato scopro che il Cardinale Negroni, cercò, inutilmente, di far ridurre a Claudia il detto lascito annuale, accordatogli dal suocero.
Claudia rifiuta e si oppone giuristizionalmente. Alfine il Tutore sarà costretto a cedere ed a firmare un accordo per evitare la causa. Claudia continuerà quindi a percepire gli 800 scudi annui e non si risposerà mai più.
    Che forti caratteri avevano lei e la suocera! Ora sappiamo da chi il Cardinale ha ripreso!


Indietro Indietro



Brunacci - Consulenza e Soluzioni Informatiche