Riassunto della Famigia del Cardinale dal 1630 al 1757
 
VELOCE RIASSUNTO BIOGRAFICO
SULLA FAMIGLIA DI ERCOLE CONSALVI
Di solito leggere una “ricerca scientifica” per i non addetti ai lavori è abbastanza noioso.
Ho pensato, quindi, di aiutare a comprendere meglio quanto inserirò nella “vita del Cardinale Ercole Consalvi Brunacci” mediante un semplice racconto, “romanzato” di proposito, ma sostanzialmente esatto e veritiero, tutto riscontrabile nella ricerca.
In questo racconto gli interpreti principali sono la nonna Maria Angela Perti, il nonno Gregorio Brunacci, il padre Giuseppe Consalvi, la madre Claudia Carandini ed il fratello Andrea Consalvi.
 
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Da “quel del lago di Como”, parafrasando il Manzoni, dal paese di Muggio, dopo "la peste del 1630, quella di manzoniana memoria", partono due giovani nobili, il Marchese Bonifacio Perti e la consorte Barbara Pescagli, del vicino paese di Vacallo, alla volta di Roma.
Raggiungono Roma con una lettera di presentazione del Rettore Carlo Perti di Rovenna. A Roma, grazie all’appartenza alla nobiltà, le conoscenze e, naturalmente, la sicurezza economica, essi verranno subito accolti nella società romana e si integreranno.
Il loro figlio Stefano, romano di nascita nel 1660, si apparenterà con ricche famiglie romane per ben due volte: con gli Antonini, sposando Angela, e con i Bonanni, sposando in seconde nozze Maddalena.
Purtroppo, se con il primo matrimonio di Stefano, la stirpe dei Perti continuò in Carlo, con il secondo matrimonio si rischiava di dividere il patrimonio di famiglia a favore di un’altra casata, essendo nata nel 1700 una femmina: Maria Angela.
Per Maria Angela il destino era già segnato. Il padre ed il fratello avevano deciso che doveva entrare in Convento! E così fu! Da quel momento il Monastero delle “SS. Ruffina e Seconda”, nel Rione Trastevere, fu la sua casa.
Gli anni passavano ed arrivò il momento di prendere il velo. La famiglia Perti già pregustava il grande momento. In particolare il fratellastro Carlo.
Maria Angela aveva già 29 anni ed aveva visto uscire dal Monastero tante sue colleghe, andate in spose, ma lei era ancora lì. Il padre ed il fratello evitavano naturalmente di presentargli pretendenti. E gli anni continuavano a passare! Non gli rimaneva che accettare di farsi “monaca”. Però Maria Angela non voleva! Non voleva rassegnarsi a questo suo destino!
Quando ormai la data della vestizione fu prossima, Maria Angela prese la decisione di cambiare la sua vita ed andò a comunicarla alla madre superiora. Venne avvertito il Vescovo e fu chiamato il padre ed il fratello Carlo. Nessuno di loro riuscì a convincerla dal recedere dalla decisione presa. Era il mese di agosto del 1729.
Al Vescovo non rimase che prenderne atto e la trasferì al Monastero di Santo Spirito come educanda in attesa di matrimonio.
Ma, non paga, Maria Angela sentendosi improvvisamente più coraggiosa, iniziò anche una causa contro il fratellastro per ottenere la sua parte di eredità. Possiamo immaginare l’ira del fratello Carlo contro la sorella. A questo punto la soluzione migliore era quella di farla sposare al più presto, cercando di limitare i danni. Non sapevano che il destino stava per esaudire il loro desiderio.
Accadde che, dopo quasi altri due anni, venne un giorno al Monastero di Santo Spirito un interessante personaggio, Magistrato a Toscanella. Si trattava di un certo Gregorio Brunacci, che, avendo già raggiunto l’età di 33 anni, cercava un buon partito a Roma.
Gregorio era accompagnato dallo zio Hercole Consalvi, il quale, ultimo della sua casata, gli aveva proposto, se si fosse sposato, di lasciarlo unico erede delle sue proprietà. Veramente Gregorio non era molto interessato, visto che aveva comunque di suo, ma voleva molto bene allo zio, che lo trattava come un figlio, dopo la morte dei genitori.
Vi era anche un’altra condizione che a Gregorio non piaceva proprio molto. Nel caso avesse deciso di sposarsi e di accettare l’eredità, avrebbe, però, dovuto assumere il cognome dello zio per continuarne la casata, ormai prossima all’estinzione.
Gregorio seguì quindi a Roma di malavoglia lo zio, il quale sperava in una giovane moglie per il nipote. Non sappiamo cosa accadde esattamente quel giorno al Santo Spirito, ma Gregorio scelse Maria Angela, nonostante l’età già avanzata.
Carlo Perti e Gregorio Brunacci, i due futuri cognati si piacquero subito ed in poco tempo risolsero tutti i loro problemi. Maria Angela ed il fratellastro trovarono l’accordo sull’eredità paterna e, nel giro di pochi mesi, Maria Angela e Gregorio furono marito e moglie.
Il 6 dicembre 1731 venne firmato l’accordo pre-matrimoniale ed il 27 dello stesso mese si celebrò il matrimonio. Gregorio aveva 34 anni e Maria Angela 31.
Andarono ad abitare a Toscanella, oggi Tuscania in provincia di Viterbo, così come fu deciso e scritto nell’atto pre-matrimoniale: “l’Ill.mo Gregorio Brunacci della Città di Toscanella in cui (ella) dovrà portarsi a dimorare” ed “il matrimonio da farsi nello stesso mese”.
Passano, nel frattempo, ben 4 anni, ma nessun erede verrà ad allietare la famiglia e le speranze dello zio Hercole Consalvi, il quale muore senza aver provato la gioia di veder nascere un nipote, che avrebbe dovuto portare avanti la sua casata.
Aperto il testamento, Gregorio Brunacci accetta le condizioni ivi trascritte dallo zio ed il 24 luglio del 1735 sostituisce il proprio cognome con quello dello zio Consalvi. Subito dopo, viene rieletto di nuovo Magistrato a Toscanella con la dicitura questa volta di  “Gregorio Consalvi jam De Brunacci”.
Nel frattempo, un bel maschietto allietò la Famiglia dei fattori Persiani: Alberto che fu di fatto adottato da Gregorio e da Maria Angela. Lo faranno studiare e diventerà Amministratore del Patrimonio Brunacci-Consalvi di Toscanella sino alla sua morte, avvenuta nel 1804.
Altri anni passarono senza il desiderato erede e Maria Angela incominciò sicuramente a temere che il marito risolvesse in altro modo il problema discendenza.
Finalmente, un giorno, dopo ben 7 anni, Gregorio diede la buona notizia ai suoi parenti, agli amici ed ai suoi concittadini, decidendo, però, di portare, “a sorpresa”, la moglie “a sgravare” a Roma, a casa Perti, dove poteva essere meglio assistita dai suoi parenti.
Il 18 marzo 1738, dopo ben 7 anni di matrimonio, quindi, nasce a Roma, a Palazzo Perti, Giuseppe Consalvi.
Venti giorni dopo, l’8 aprile, il tanto desiderato figlio viene battezzato dal parroco Francesco Reggio nella Chiesa di S. Lorenzo in Lucina, nel cui registro si legge chiaramente: “(figlio dell’) Ill. mo Dominus Joanne Gregorio Consalvi olim Brunacci, filii quondam Francisci Felicis Brunacci, ex Tuscania in Hetruria, et ex Ill.ma Maria Angela Perti Romana, filia quondam Stephani”.
Gli furono imposti ben dieci nomi, di cui il primo fu “Mario” e non “Giuseppe”, nome con il quale fu però sempre chiamato: Marius, Urbanus, Joseph, Hercules, Franciscus, Joannes, Gaspar, Philippus, Vincentius, Antonius.
Gregorio farà due grandi feste. Una a Toscanella quando vi ritornerà con il figlio, e, naturalmente, quella battesimale a Roma con la presenza di quasi tutte le nobili casate romane. Padrini furono l’Illustrissimo Signore Mario Bolognetti e l’Illustrissima Signora Teresa Boncompagni, terza moglie e vedova del Nobile Urbano Barberini.
Gli fu imposto “Mario” come primo nome per rispetto del Padrino Mario Bolognetti ed “Urbano” come secondo nome in ricordo del Principe Urbano Barberini. “Giuseppe” fu il terzo nome scelto dai genitori, mentre “Ercole”, in ricordo del capostipite Consalvi, fu solo quarto.
Nel frattempo, con un Breve del 20 maggio 1753 Papa Benedetto XIV concede a Gregorio ed ai suoi discendenti “il Marchesato di Castel d’Arunte” (località tuscanese allora di proprietà della famiglia).
Un giorno avvenne che Giuseppe, ormai anche “Marchese”, scoprì di essere innamorato di una bellissima ragazza, alta e bionda. Il problema era che la ragazza si trovava in Convento e che lui aveva solo 17 anni.
Ci si chiede: come conobbe Giuseppe questa ragazza? E’ difficile credere che il padre avesse voluto farlo sposare a 17 anni e, quindi, l’avesse accompagnato di persona in Convento, dopo essersi messo d’accordo con gli eventuali futuri suoceri, o meglio, con l’eventuale futuro suocero, visto che le donne allora non avevano potere decisionale in materia.
Giuseppe era minorenne. Quindi, come aveva conosciuto questa ragazza? Forse l’aveva intravista, accompagnando altri suoi amici?
Comunque, il problema rimaneva. Giuseppe aveva solo 17 anni e la maggiore età, a quei tempi, si acquisiva a 21 anni! Quindi ci voleva il permesso dei genitori.
Gregorio e Maria Angela non erano persone da rifiutare al figlio un tal desiderio. Immaginiamoli mentre Giuseppe dà loro, tutto eccitato, la notizia. Vediamo Gregorio che appoggia una mano sulla spalla di Maria Angela, la quale gliel’accarezza con la sinistra mentre una lacrima gli esce per quell’atto di affetto che gli riporta al presente quei lontani ricordi. Gregorio ora ha 58 anni e Maria Angela 55. Una età molto rispettabile per quei tempi.
Commossi, non proferiscono parola, lasciando interdetto il loro figlio, che magari continua a parlare ed a parlare, ed a far valere le sue ragioni di innamorato, che vuole sposare solo quella ragazza e… solo quella!
Vediamo Gregorio che si ricompone per non far trapelare l’improvvisa commozione e, tornato al presente, gli fa notare con piglio ed autorità quanto sia difficile mettere su una famiglia alla sua età, ecc. ecc., senza contare che non è detto che i genitori della ragazza, e la ragazza stessa, fossero d’accordo.
Tutti buoni motivi, che, però, non scalfirono minimamente la volontà di Giuseppe. Egli, pur avendo solo 17 anni, era perfettamente consapevole di aver un bell’aspetto e di dimostare più dei suoi anni effettivi. Era sicuro che sarebbe riuscito ad ottenere quanto voleva.
Claudia, così si chiamava la tanto desiderata ragazza, era l’ultima figlia del Marchese Carandini di Modena. Nata a Pesaro, morta la mamma, Claudia fu messa in convento dal padre a Roma, in attesa di un buon matrimonio con qualche ricco signore romano.
Il padre di Claudia fu subito contrario a questo matrimonio come ci tramanda il fratello Girolamo, ma, chissà come, Gregorio e Giuseppe riuscirono nell’intento di convincerlo. In cambio, però, il Marchese Carandini pretese che Claudia, se avesse accettato di sposare Giuseppe, avrebbe dovuto rinunciare alla dote.
Il fatto che il padre di Claudia fosse contrario a questo matrimonio, dimostra che il matrimonio non fu preparato dai due futuri consuoceri, ma fu lo stesso Giuseppe a chiederlo.
Immaginiamo anche la felicità di Claudia nell’apprendere la notizia, sia perché così poteva uscire dal Convento, sia perché il suo futuro sposo era anche un bel giovane.
Volentieri firmò l’atto di rinuncia alla sua parte dell’eredità, ovvero, alla dote!
L’anno successivo, il 29 maggio del 1756 Claudia e Giuseppe convolarono a nozze nella Basilica di S. Marco a Piazza Venezia.
(A titolo di cronaca, per questo matrimonio ci volle il permesso dell’Arcivescovo di Viterbo, perché Giuseppe, pur essendo cittadino romano per nascita, aveva però la residenza stabile a Toscanella).
Per Claudia il giorno 29 era e sarà un giorno ricorrente. Nacque a Pesaro il 29 settembre del 1735, si sposò nel giorno 29 e morirà a Roma sempre nel giorno 29!
Dalle date di nascita di Giuseppe e di Claudia si evince che Claudia era “più matura” di Giuseppe di ben 2 anni e mezzo!
Si volevano molto bene Claudia e Giuseppe. E lo dimostrarono con ben 5 figli in soli 7 anni di matrimonio. Matrimonio che finì purtroppo nel mese di maggio del 1763,nello stesso mese in cui fu celebrato anni prima.
Ebbero ben 4 figli maschi (il nostro Ercole, Giovanni Domenico, Carlo Antonio ed Andrea Gregorio) ed una femmina (Giulia, come la mamma di Gregorio Brunacci).
Nel 1763 accadde, purtroppo, l’imprevisto che distrusse per sempre questa famiglia: Giuseppe si ammalò di malattia infettiva.
Così ricorda il Marchese GiovanLodovico Carandini, nel suo testamento, la sfortunata figlia: “(Claudia) fece una tale indefessa e pericolosa assistenza che tirò a se le meraviglie di tutta Roma!”
Con una pietosa bugia, Claudia, il suocero Gregorio ed il dottore convinsero Maria Angela a recarsi a Toscanella con i nipoti Ercole, Giovanni Domenico, Andrea e Giulia (Carlo Antonio, purtroppo, non era sopravvisstuto che un solo anno. Nato nel giugno del 1759, morì nel giugno del 1760).
Maria Angela si ritirò a Toscanella con i nipoti, convinta dal dottore e da Claudia che suo figlio Giuseppe si sarebbe salvato. Importante era la salute dei nipoti, i quali dovevano essere assolutamente portati lontano dal contagio.
Purtroppo, dopo poche settimane, il 2 maggio del 1763 un famiglio arrivò di corsa da Toscanella ad avvertire Claudia che la figlia Giulia si era ammalata ed era grave. Il famiglio aveva percorso quel tragitto tutta la notte a cavallo senza fermarsi. Altrettanto dovette fare, subito dopo aver dato la notizia, per proteggere Claudia, che, salutato il marito infermo ed il suocero Gregorio, ripartì, sempre a cavallo per Toscanella.
Giulia era l’ultima nata di questo felice matrimonio ed era nata nell’aprile dell’anno precedente. Non sappiamo se Claudia arrivò in tempo. Sappiamo solo che Giulia fu sepolta nella Chiesa di S. Marco.
Questa volta Maria Angela non volle rimanere a Toscanella, volle tornare dal figlio e, mentre lei ripercorreva il viaggio verso Roma in carrozza, Claudia, con la morte nel cuore, ripartì di nuovo a cavallo, sempre scortata dal povero famiglio.
Purtroppo la “indefessa e pericolosa assistenza” che Claudia prodigò al marito non riuscì a salvarlo. Nello stesso mese in cui era morta la figlia Giulia, Giuseppe la lasciò vedova.
Claudia gli sopravvisse per altri 33 anni, passati a fianco prima del padre infermo (accudito fino alla sua morte) e, poi, del fratello Filippo (nel frattempo promosso al rango di Cardinale) o delle sorelle, in particolare della sorella che viveva a Tolentino, moglie del Conte Parisani.
La morte del marito Giuseppe creò a Claudia danni giuridici di notevole proporzione. Le donne a quel tempo non avevano diritto di potestà sui figli. Solo Gregorio poteva decidere il futuro dei propri nipoti e fortunatamente era ancora in vita, ma, improvvisamente, dopo soli altri tre anni anche lui se ne andò da questa terra, lasciando al Tutore, che nel frattempo aveva provveduto a nominare, la podestà di seguire e decidere sia sui nipoti che sulle proprietà. Maria Angela e Claudia non avevano altro potere che quello lasciato a loro da Gregorio nel Testamento.
Il Cardinal Andrea Negroni fu nominato erede fiduciario e tutore degli ancor giovani nipoti, di cui uno, Giovanni Domenico, per un banale incidente di disciplina in collegio, ebbe la sfortunata sorte di ammalarsi irrimediabilmente.
Il Tutore aveva messo i tre nipoti di Gregorio nel Collegio degli Scolopi a Urbino. Ercole era uno studente modello, Andrea così e così, mentre a Giovanni Domenico piaceva molto mettere in difficoltà i suoi superiori. Ripreso più volte e punito altrettante volte, l’ultima gli fu, purtroppo, fatale.
Un colpo di frusta troppo forte lo colpì al ginocchio, che ne ebbe un danno molto serio. A quel tempo, se non si riconosceva in tempo il danno, si rischiava la vita. E così fu! Claudia lo riportò a casa, ma nessuna cura riuscì a salvarlo. Giovanni Domenico se ne andò a 12 anni nell’agosto del 1770, a distanza di soli sette anni dal padre, e per una stupida punizione.
Claudia pretese dal Tutore il rientro degli altri figli Ercole ed Andrea. Il Tutore “obbedì” ed essi furono inviati al Seminario di Frascati retto allora dal Duca di York, erede in esilio della Corona d’Inghilterra.
Maria Angela, che si era ritirata per sempre a Toscanella, dopo la morte del marito avvenuta nel 1766, fortunatamente non ebbe la sventura di dover assistere alla scomparsa del suo amato nipote, perché era già morta l’anno precedente, nell’agosto del 1769. Maria Angela fu sepolta a Toscanella insieme alla nipote Giulia.
Ercole ed Andrea furono quindi gli ultimi fratelli superstiti.
Si tramandava a Toscanella, e si tramanda tutt’ora a Tuscania, che Giuseppe e Claudia, incinta del primogenito, scapparono di notte per giungere a Roma in tempo per farvi nascere il loro primo figlio, così da ottenere di diritto la cittadinanza romana.
Ho potuto appurare che questa leggenda non è veritiera. Giuseppe e Claudia si sposarono nella Parrocchia di S. Marco a Roma, dove risiedeva la Famiglia Carandini ed andarono subito ad abitare, poco distante di lì, nella Parrocchia di Santa Maria in Monterone (di fronte a piazza Argentina). Tutti i loro figli nacquero a Roma!
Qualcosa di veritiero, però, c’è in questo racconto.
Guardando la tabella genealogica finale, mi accorsi che tra la data del matrimonio (di Gregorio e di Maria Angela) e la data di nascita di Giuseppe vi erano, come ho detto prima, ben sette anni di pausa.
Troppi! Una, anzi due ipotesi, mi balenarono subito in mente. Intuii subito di aver risolto l’enigma: non furono Giuseppe e Claudia a scappare a Roma, bensì Gregorio e Maria Angela!
Una veloce ricerca nei registri della parrocchia romana dove si trovava il Palazzo Perti, confermò la mia fortunata intuizione.
Giuseppe e Claudia, quindi, non andarono mai ad abitare a Toscanella. Per cui, ripeto, quella leggenda non è veritiera.
Andrea, fratello di Ercole, era un ragazzo simpaticissimo anche quando diceva bugie (e ne dirà moltissime!), un ragazzo pieno di vita e … molto desiderato!
Così desiderato che non ci sarebbe da meravigliarsi se ancora oggi vi fosse qualche suo illegittimo discendente.
Alle volte ho il dubbio che, come sia stata tramandata in modo errato la famosa “leggenda di Toscanella”, anche qui vi potrebbe essere un errore simile. Infatti si tramanda che Ercole Consalvi in gioventù abbia fatto un “piccolo errore” e sembra che ancor oggi vi sia qualcuno che dichiari di essere discendente di questo “piccolo errore”.  E se, invece, si fosse trattato di “un piccolo errore” di Andrea, affibbiato in seguito al più famoso fratello Ercole?
Andrea era più giovane di Ercole di soli 3 anni e mezzo. Studiava, ma non con passione. La passione preferiva rivolgerla verso il gentil sesso, con il quale aveva grande successo e per il quale faceva follie.
Andrea era un buon partito e non c’era nobile (romana e di altri luoghi), che non desiderasse entrare in sua confidenza. Naturalmente Ercole non era da meno!
Andrea poteva vivere tranquillamente di rendita, solo che spendeva sempre qualcosa di più della sua rendita. Viaggiava molto, si fermava nei migliori alberghi, frequentava la migliore società e, soprattutto, non badava a spese, facendosi arrivare il meglio del meglio addirittura da Parigi.
Finchè non rimase invischiato in una non ben chiara situazione. Andrea si innamorò di unaballerinadi Modena. Gli zii Girolamo e Filippo Carandini, la mamma Claudia, il fratello Ercole, tutti cercarono di farlo rinsavire, ma all’inizio senza successo. Il fratello Ercole si trovò a dover pagare debiti su debiti.
Nel 1796 morì la loro madre. Andrea ed Ercole, ormai rimasti soli, dimenticarono le loro incomprensioni e si riappacificarono rimanendo sempre insieme, anche dopo la loro morte. Ancora oggi riposano insieme nello stesso sarcofago nella Chiesa di San Marcello al Corso.
Andrea morì di lunga e dolorosa malattia assistito fino all’ultimo respiro dal fratello Ercole!
Vorrei aggiungere che, se non fosse sopraggiunta questa malattia, molto probabilmente Andrea avrebbe deciso finalmente di sposarsi. L’eventuale candidata a sua futura moglie sembra essere stata la primogenita di Luciano Bonaparte, Principe di Canino e fratello di Napoleone Bonaparte.
Ercole Consalvi, nelle sue “Memorie” scritte durante la sua prigionia in Francia, ci tiene a ricordare la sua appartenenza alla famiglia Brunacci pisana.
Gli innumerevoli storici, che si sono succeduti nel raccontare la vita di Ercole Consalvi, hanno preso dalle sue “Memorie” soltanto gli avvenimenti politici. Ma le sue “Memorie” dicono anche altre cose. Nelle sue “Memorie” si leggono anche i suoi intimi e personali pensieri.
Prigioniero in Francia, egli inizia a scrivere le sue “Memorie” dichiarando che egli non era Consalvi”bensì “Brunacci”.
Così scrive: “I miei genitori furono il marchese Giuseppe Consalvi Romano e la marchesa Claudia Carandini modanese. Il mio avo marchese Gregorio Consalvi non era romano, ma della città di Toscanella. Egli nemmeno era Consalvi, ma Brunacci. La casa Brunacci era una delle più nobili famiglie di Pisa.
e poi, subito dopo, chiarisce ancor meglio il suo pensiero: “Affatto privo per favore del cielo di ogni vanità e ambizione, non mi presi mai alcun pensiero di produrre il mio esser Brunacci e non Consalvi, allorché o la invidia, o la ignoranza della anzidetta mia qualità, fecero parlare talvolta della mia famiglia, come di famiglie di nobiltà nuova e non antica, perche i Consalvi non erano tali. Avrei potuto facilmente smentire tale imputazione o errore, ma persuaso che la più pregievole nobiltà è quella dell'animo e delle azioni, e conscio allo stesso tempo a me medesimo della falsità di quella taccia, per essere io Brunacci e non Consalvi (lo che però era pur noto a varii), disprezzai quella opinione, che con la sola esibizione in Campidoglio della mia discendenza potevo dileguare in un momento. Io non cambiai di pensiero nemmeno quando la situazione più elevata in cui poi mi trovai, mi appianava tanto di più la via ad eseguirlo”.
A Roma, in piazza della Minerva, a sinistra, guardando il Pantheon, si trova il Palazzo dell’Accademia dei Nobili. Qui studiarono Ercole ed il fratello Andrea dal 1776-77 al 1783-84.
E’ questo il famoso periodo a cui Ercole fa riferimento nelle sue “Memorie” quando ricorda che “o la invidia, o la ignoranza della anzidetta mia qualità, fecero parlare talvolta della mia famiglia, come di famiglia di nobiltà nuova e non antica, perché i Consalvi non erano tali.
Infatti i Consalvi erano stati nominati “Marchesi” da Benedetto XIV solo nel 1753, mentre la “vera” sua famiglia era “una delle più nobili famiglie di Pisa”!
Da non crederci! A 55 anni ed in prigionia, il Cardinale Ercole Consalvi ancora non riusciva a mandar giù gli sfottò ricevuti in tutti quegli anni dai suoi compagni di studi.
Finiti gli studi e tornato nel mondo reale, Ercole, incomincia a frequentare i migliori salotti e, come spesso accade, e come era accaduto al proprio padre Giuseppe diciassettenne, si prende subito una “cotta, ma, purtroppo per lui, per una ragazza già promessa!
A questo punto si può anche interrompere il racconto perché il resto è “storia”, oltretutto ben documentata, in questi ultimi due secoli, da numerosissimi autori:
Direttore al San Michele; Assessore della Congregazione Militare; Rivoluzione francese; Duphot; Pio VI; esilio a Napoli; Conclave di Venezia; Pio VII; Congresso di Vienna; Segretario di Stato; Cardinale; Napoleone; prigioniero in Francia; di nuovo Segretario di Stato; Leone XII; Prefetto della Sacra Congregazione di Propaganda Fide; malattia improvvisa il giorno 22 gennaio 1824; morte sopraggiunta due giorni dopo”.


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