Toscanella
 
Toscanella
“(La mia famiglia)si trapiantò in Roma a tempo del Marchese Gregorio mio avolo da cui nacque in Roma il mio padre Marchese Giuseppe Consalvi, il quale ebbe poi 5 figli, 4 maschi e una femina, dei quali io fui il primogenito.”
Il mio avo marchese Gregorio Consalvi non era romano,
ma della città di Toscanella.
Più di 50 anni erano passati dalla propria nascita, quando, prigioniero in Francia, il Cardinale scrisse questa semplice frase, che non è altro che un grande atto di amore verso le proprie origini.
Il Cardinale, nonostante avesse avuto soltanto 6 anni alla morte del padre, e soltanto 9 quando morì il nonno Gregorio Brunacci-Consalvi, non vendette mai le sue proprietà di Toscanella, andando fiero delle sue origini tuscanesi.
La mia famiglia è originaria di Toscanella, città antichissima e altre volte fiorentissima, come ne fanno fede la storia ed i monumenti che vi si trovano, essendovi stata fin dal secolo XII una delle primarie, ed avervi occupato le prime cariche e i primi ordini di quella Nobiltà, bastante per se stessa a far le prove per l’Ordine di Malta e altri Ordini, e per l’ascrizione in Campidoglio.”
Ecco, anche se era nato a Roma, anche se era cresciuto a Roma, anche se era romano, il Cardinale non dimenticava le sue origini Tuscanesi! Dimostrava anzi di essere ben informato grazie alle ricerche da lui fatte fare, come vedremo in seguito, sia sulla città che sui propri antenati.
Continuava anche ad avere contatti stretti con l’Amministrazione di Toscanella come lo dimostra la molta corrispondenza. Allego in particolare la lettera da lui inviata nel gennaio del 1816 al Gonfaloniere ed agli Anziani di Toscanella per gli auguri ricevuti nella ricorrenza Natalizia del 1815.
All'Ill.mi Sig.ri Gonfaloniere e Anziani di Toscanella
Gli auguri di felicità, che alla ricorrenza della Solennità Natalizia è piaciuto alle SS.VV. di avanzarmi, mi rendono certo dell'animo loro cortese verso di me. Corrisponde all'amorevolezza loro il gradimento con cui ho accolto un simile officio e la sincerità con cui desidero loro ogni contento riprofessandomi con parzialità di stima.
Roma Gennaio 1816
Aff.mo Serv.re


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