1813-1814, Napoleone sconfitto
 
1813-1814
Napoleone sconfitto
La vendetta da parte di Napoleone nei confronti del Cardinale, fortunatamente per lui, non ci sarà più!
A giugno del 1813, Napoleone deve ritirarsi dalla Spagna ed in ottobre viene sconfitto a Lipsia.
Il Cardinale ed il Papa incominciano a tirare un sospiro di sollievo.
Ai primi di gennaio del 1814, gli alleati, Russi, Prussiani, Germanici, Austriaci, Danesi, Svedesi, ecc., passano il Reno, mentre gli Inglesi dalla Spagna varcano i Pirenei, e gli Austro-Italiani minacciano dalle Alpi.
Improvvisamente Napoleone ordina, il 21 gennaio 1814, la libertà per il Papa e la restituzione di Roma.
Troppo tardi! In una lettera di Napoleone a suo fratello Giuseppe, del 7 febbraio 1814, apprendiamo che ormai ha perso fiducia ed ha il morale sotto i piedi.
La cattiva influenza di Talleyrand e degli uomini che hanno voluto addormentare la Nazione, mi ha impedito di farla accorrere alle armi, ed ecco il resultato. Parla con l’Arcivescovo di Aix.”
L’Arcivescovo di Aix non è altri che lo zio Fesch!
Al che, Giuseppe il giorno dopo risponde:
Io penso, Sire, che la cerimonia a Santa Genoveffa non avrà un buon resultato. Gli spiriti sono troppo abbattuti. Per quel che riguarda i Cattolici, Vostra Maestà se ne deve convincere, sino a che la riconciliazione con il Vicario di Gesù Cristo non sarà resa nota, il Governo non otterrà nulla da essi.”
Fesch, Giuseppe e Napoleone vorrebbero trattare con i cattolici (dopo tutto quello che avevano fatto passare al Papa ed … al Cardinale!). Senza contare che lo Stato Pontificio ormai non esisteva più.
Dal Wichterich:
Il 17 marzosuonò per Pio VII l’ora della liberazione definitiva, ma egli si sentì veramente libero solo quando, sul ponte Taro, a 13 km da Parma, la mattina del 25 marzo 1814, fu consegnato dalla scorta francese d’onore ai generali austriaci Starhemberg e Nugent, che lo attendevano in uniforme di parata, e condotto a Parma da una truppa scelta dell’esercito austriaco.”
Il Cardinale, venutone a conoscenza, pur non ottenendo il passaporto, parte ugualmente e raggiunge il Papa a Rimini.
A dì 20 aprile, seguita l’abdicazione dell’Imperadore Napoleone, fui lasciato in libertà e partii per raggiungere il Papa in Italia, come di fatti lo raggiunsi in Rimini circa lì 8 o 9 maggio.
A questo punto, Napoleone non era più l’Imperatore dei Francesi. Il 31 marzo Prussiani e Russi entrano a Parigi ed il 6 aprile Napoleone abdica formalmente, accettando l’esilio all’Isola d’Elba.
Quando si sente parlare di esilio, di solito si pensa ad una punizione totale. L’esilio di Napoleone all’Isola d’Elba consisteva di fatto ad un “Principato” tipo quello di “Monaco” con una rendita vitalizia di 2 milioni di franchi l’anno!
Naturalmente gli abitanti dell’Isola d’Elba non avevano voce in capitolo. Essi venivano semplicemente “regalati” all’ex-Imperatore Napoleone Bonaparte, il quale si metteva in viaggio per l’isola il 20 aprile, dopo un piccolo tentativo di avvelenarsi fatto nella notte tra il 12 ed il 13.
E chi incontra il Cardinale per strada e per ben due volte?
Nel mio viaggio incontrai nel villaggio dello Le Sue e poi in Frejus l’Imperadore Napoleone, ch’era condotto all’isola dell’Elba, ma io evitai di alloggiare nella locanda, ove egli era.
Il Wichterich ci dà una interessante informazione. Egli, parlando di Giuseppina Beauharnais, l’ex-Imperatrice, che Napoleone aveva ripudiato per sposare Maria Luisa d’Austria, ci dice che morì nel 1814, mentre Napoleone si trovava esiliato nell’isola d’Elba, per polmonite.
La notizia, però, non è questa, bensì che “Lo Zar Alessandro di Russia, aveva notoriamente un debole per il sesso debole gentile. A Parigi aveva fatto visita a Giuseppina Beauharnais, la quale, vanitosa com’era, lo ricevette con un abito troppo leggero; in questa occasione deve aver preso la polmonite di cui morì pochi giorni dopo.”
Detto da un sacerdote, deve essere vero!
Peccato che Giuseppina, morendo nel 1814, non saprà mai che il nipote, nato da sua figlia Ortensia, figlia di primo letto, sposatasi con Luigi fratello di Napoleone, diventerà il secondo Imperatore dei francesi con il nome di Napoleone III.
A proposito, il padre di Ortensia, e primo marito di Giuseppina, fu ghigliottinato nel 1794! Niente male per i figli di Giuseppina. Se Ortensia, sposando il fratello di Napoleone, divenne Regina d’Olanda e madre di un Imperatore, anche l’altro figlio non se la passò tanto male. Non solo divenne Vicerè d’Italia, ma fece un ottimo matrimonio sposando la Principessa Amalia di Baviera e, come se non bastasse, anche lo Zar Alessandro volle aiutarlo facendogli ottenere la sovranità sull’Isola D’Elba.
Lo Zar Alessandro non si fermò qui. Al Congresso riuscì anche ad ottenere che i membri della famiglia Bonaparte mantenessero i titoli e le loro rendite.
I napoleonidi si rifugiarono quasi tutti in Italia, dove furono, nonostante tutto, ben accolti sia da Pio VII che dal nostro Cardinale. In Roma il Palazzo Bonaparte, dove visse fino alla morte la Matriarca, è il palazzo d’angolo tra Via del Corso e Piazza Venezia. Guardando meglio in alto sul terrazzo, si legge ancora oggi la parola BONAPARTE.
Torniamo un attimo Al Fréjus, dove avevano pernottato sia Napoleone che il nostro Cardinale.
Dopo di loro, otto ore più tardi, passerà per la stessa locanda il Marchese Giovanni Patrizi, diretto anch’egli a Roma, dopo aver subito anch’egli una lunga prigionia in Francia.
Il Marchese Giovanni Patrizi (A26) va citato sia perché egli era amico intimo del nostro Cardinale (non dimentichiamo la grande amicizia del Cardinale con la Porzia Patrizi), sia perché da questo racconto si vengono a sapere altre interessanti informazione su quegli avvenimenti accaduti allora in Roma.





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