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1798, la cavalcata sull’asino e l’esilio a Napoli

1798
LA CAVALCATA SULL’ASINO
e l’esilio a Napoli
La situazione personale di Mons. Ercole Consalvi peggiora sempre più.
Passarono così 24 o 25 giorni di quella seconda detenzione e forse anche un mese, quand’ecco che mi vedo entrare col permesso del buon comandante, insieme col mio caro fratello, anche il Principe Chigi e il Principe di Teano miei amici, per parteciparmi che vi erano per me una buona e una cattiva nuova.
Cioè che finalmente era stata accettata la mia deportazione (verso Napoli però e non verso la Toscana, appunto per impedirmi l’andare ov’era il Papa), ma che era stato decretato insieme che io fossi prima condotto sull’asino per tutta la città in mezzo ai birri con ricevere anche dei colpi di frusta e che si prendevano già le finestre per le strade per le quali io dovevo passare, facendo i giacobini e le mogli stesse dei Consoli gran festa di essere spettatori di questa esecuzione.”
Ora a parte il fatto che sarei molto curioso di sapere se il “Principe Chigi”, di cui qui si parla, sia lo stesso Principe Chigi del 1790, cioè colui che tentò di avvelenare il Cardinale Filippo Carandini, zio del Cardinale, si noti che divertimenti vi erano ancora a quei tempi.
Il condannato veniva messo su un asino per umiliarlo e fatto passare su un percorso preciso, dove le finestre venivano addirittura “affittate” con largo anticipo. In questo caso la via, dove doveva passare il nostro ex-Assessore militare, era il Corso.
I suddetti amici rimasero stupefatti nel vedere che io fui indifferentissimo a questa seconda notizia (la quale veramente non mi dolse punto, anzi la reputai un mio grande onore e trionfo), e sensibilissimo alla prima, a quella cioè di non potere andare in Toscana, per la smania che avevo di andare dal Papa.”
Fortunatamente per luiil Generale francese per sua umanità, e non per mia istanza, non volle sanzionare la parte del decreto consolare che risguardava la cavalcata sull’asino per la città.”
Il Wichterich afferma, invece, “per l’intervento di amici influenti”.
Così il 20 aprile 1798, in compagnia di 18 galeotti il Cardinale fu trasferito al confine di Terracina, per passare al Regno di Napoli, ma essendosi opposte all’ingresso in quel Regno le Regie Truppe, rimase in Terracina per altri 25 giorni.
Così fra i pianti del mio caro fratello e di varii dei miei familiari che vennero a pormi nel legno e del comandante stesso del forte, lasciai Roma.
I 18 galeotti erano sopra un carretto: li altri 4 in una cattiva carrozza di vettura ed io nel mio calesse.
Non so per qual destino nella ottima strada di Albano, quell’ottimo calesse, andando di passo, si ruppe in ambedue le stanghe, lo che fu cagione che io dovessi proseguire il resto del viaggio nella carrozza di quei 4, che divennero 6 coll’aggiunta di me e di un mio familiare che mi accompagnava.
Ora, finalmente sappiamo che il Luelli, suo famiglio, non lo abbandonava mai.
Si viaggiò tutta la giornata e tutta la notte e si giunse in Terracina nella mattina del dì seguente.”