Un secondo S. Tommaso D'Aquino
S. TOMMASO D’AQUINO
MISCELLANEA STORICO-ARTISTICA
ROMA
SOCIETA’ TIPOGRAFICA A. MANUNZIO
Via Piave n. 29
1924
Nicola Brunacci
UN SECONDO S. TOMMASO
Nel Capitolo provinciale della nuova Provincia napoletana, celebrato in Aquila il 14 settembre del 1294, non venne eletto un napoletano ma un romano, il perugino fra Nicola Brunacci.
Era fra Nicola uomo di grande superiorità morale ed intellettuale, valente predicatore, professore sapiente, e pratico nel governo dei religiosi.
Conosciutissimo dai suoi contemporanei fu presto dimenticato dai posteri, e tra i moderni il solo Padre Mandonnet ne traccia un fugace ed incompleto profilo.
Eppure la sua figura è di molta importanza e valore, e dobbiamo essere riconoscenti al cronista del convento di Perugia, fra Giovanni Caccia del secolo XIV se abbiamo notizie particolareggiate di lui.
Altri e nuovi documenti contemporanei permettono di conoscerne meglio e sicuramente la cronologia.
Nacque in Perugia dai Brunacci verso il 1240, ed entrò nell'Ordine nel 1255. Per l'acutezza del suo ingegno, dopo aver studiato nella sua provincia, ebbe l'alto onore di accompagnare S. Tommaso a Parigi nel novembre del 1268. Rimase in quello studio fino al 1272 e di là passò a Colonia sotto la disciplina di Alberto Magno.
Il quale nell'accomiatarlo gli diede delle lettere commendatizie dirette al Capitolo provinciale romano, del seguente tenore: Vi rimetto fra Nicola da Perugia, un secondo fra Tommaso d'Aquino. Egli è un gran dotto nella sacra dottrina e perciò da tenersi in alta considerazione.
Lode magnifica pronunziata da un uomo che si intendeva di uomini.
Ritornato in patria, insegnò nei conventi di Città di Castello, di Arezzo, Lucca, Perugia, Orvieto, Viterbo, Roma e specialmente in Firenze nello studio generale. Insegnò teologia, dice il cronista, per 22 anni.
Il P. Mandonnet afferma che quando nel 1295, dopo la divisione della Provincia romana, fu messo lo studio generale in Firenze, il primo titolare ne fu fra Nicola Brunacci, alla cui scuola sarebbe stato Dante per apprendere le scienze sacre.
Fra Nicola fu anche predicatore di gran nome, da meritare l'ambito titolo di predicatore generale nel 1281, e dal cronista perugino è detto, usando una frase dell'epoca molto espressiva: predicatore grazioso.
Alle cure dell'insegnamento aggiunse la direzione dei conventi, e fu Priore di Pistoia, Orvieto, Perugia, Firenze; e fu tanta la fiducia dei religiosi in lui, che fu designato a rappresontarli come definitore nei Capitoli generali del 1300, 1307 e 1310, senza tener conto dei Capitoli provinciali. Nel Capitolo provinciale di Gaeta del 1286 è insieme con fra Remigio fiorentino, giudice per una questione di confine tra i conventi di Lucca e Pisa.
Nel 1304 e 1310 è Priore di Perugia, dove tra le altre cose degne,che vi operò, fu la costruzione della nuova chiesa, che ebbe in lui un ispiratore intelligente e un valente critico d'arte, facendola arricchire poi dal Pontefice Benedetto XI dell'indulgenza della Portiuncula, indulgenza che suscitò tra francescani e domenicani aspre e lunghe contestazioni.
Gli ultimi anni li passò nel convento di Perugia, emanando un profumo di santità che si diffuse fuori del chiostro. Dal suo letto di dolori non tralasciò di essere domenicano, predicando con l'esempio di un'eroica pazienza; e alla sua morte avvenuta nel giorno di Natale del 1322 la cittadinanza lo pianse e lo venerò come un santo.
A questo insigne religioso, che non è passato alla storia perchè non lasciò opere scritte, venne affidato dalla nuova Provincia di Napoli la direzione e la cura del governo; e l'esercitò con prudenza e, comune sodisfazione. Nè dimenticò in quell'ufficio di essere discepolo del Maestro illustre, anzi durante il suo provincialato può dirsi che si iniziò con frutto il lavoro per la canonizzazione.
Nella importante deposizione infatti di Bartolomeo da Capua, noi leggiamo che, trovandosi egli ad Anagni nel 1303, poco prima dello storico e vile attentato contro Bonifacio VIII, ed avendo saputo da fra Giovanni del Giudice, confessore di fra Reginaldo da Piperno, cose mirabili del Maestro, si affrettò a comunicarle a fra Guglielmo da Tocco e più tardi a Benedetto XI, papa domenicano.
La testimonianza del logoteta e la fretta di comunicare quelle preziose notizie a fra Guglielmo de Tocco, che ebbe la parte principale nel processo, fa con fondamento supporre che fra Guglielmo, durante il governo di fra Nicolò Brunacci ricevè l'incarico di scrivere la vita del Maestro e prepararne le testimonianze.
Avendo inoltre ricevuto il Brunacci, nel principio del suo ufficio, da Bonifacio VIII la delega di nominare gli inquisitori per il Regno di Napoli, nominò fra gli altri anche fra Guglielmo da Tocco.
Data infine la sua autorità è lecito supporre il lavoro fatto presso Benedetto XI, il santo papa domenicano, alla cui elezione le speranze dei discepoli del santo si erano ravvivate e ingigantite. Quel pontificato fu brevissimo e Benedetto si spense o fu spento in Perugia il 7 luglio 1304; in quell'anno fra Niccolò era priore di quel convento.
Il santo religioso non giunse a vedere il giorno sospirato e morì quasi alla vigilia del trionfo tanto desiderato per la gloria del Maestro, nel Natale del 1322.
 


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