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1914 – altre notizie sul Ten. Francesco Brunacci morto in Libia

Il 3 novembre 2008 ho avuto il piacere di entrare in contatto con il prof. Gabriele Zorzetto, il quale, avendo letto su questo sito la storia di Francesco Brunacci morto in Libia, mi comunica che l’episodio è riportato anche nel volume di Corrado Zoli: "Nel Fezzan – note e impressioni di viaggio", Alfieri e Lacroix, Milano 1926, pag. 258:
"Il 2 settembre, una piccola carovana di rifornimento, recante anche 200.000 lire di fondi, diretta al Fezzan per la carovaniera centrale della Ghibla, giunta in prossimità dei pozzi d’El Fatìa, veniva assalita da un nucleo di circa duecento predoni, che ne distruggevano la scorta e si impadronivano dell’intero carico.
La scorta era costituita da due ufficiali, tre sott’ufficiali metropolitani, otto ascari eritrei e cinque zaptiè libici: gli ufficiali, i sott’ufficiali e sei ascari eritrei furono barbaramente massacrati e seviziati, un ascaro eritreo sembra cadesse prigioniero ed un altro solo riuscì a sfuggire.
Ma il più grave, in questo doloroso episodio, fu il tradimento di cinque zaptiè, che passarono al nemico e concorsero con questo a distruggere la scorta della carovana.
In seguito a tale avvenimento, che dimostrava anche implicitamente la mancanza di sicurezza su quella carovaniera, sino allora rimasta immune da attentati e da razzie, il Ministero delle Colonie dette ordine tassativo al Governo di Tripoli di procedere senza ritardo all’attuazione del programma di concentramento di tutte le forze del Fezzan a Brak: ordine che fu subito comunicato al colonnello Miani.”
 
Ho posto un mio dubbio sull’eventuale complicità di personale italiano, ma il prof. Zorzetto ha respinto l’ipotesi in modo esauriente:
 
A parer mio – mi scrive il prof. Zorzetto – nessuna responsabilità del massacro va addossata a personale italiano: l’ambiente libico, in quegli anni, era già di per sè abbastanza malsicuro; la maggior parte degli indigeni non vedeva di buon occhio l’occupazione italiana, e questi agguati erano quasi all’ordine del giorno: appena un mese prima, il 25 luglio, sullo stesso itinerario, un’altra carovana con 500 cammelli in marcia per il Fezzan era stata attaccata e abbandonata in mano ai "predoni", o "ribelli".
Nulla di più facile che parte delle scorte di queste carovane fossero in contatto (per ragioni di parentela o di amicizia) con elementi avversari, e che, nel declinare delle sorti italiane, non si facessero molti scrupoli a trarne un profitto. Solitamente erano molti gli indigeni in grado di sapere la data di partenza, e spesso anche il contenuto, di una carovana di rifornimento: dai militari di scorta ai conducenti dei quadrupedi, dai facchini che avevano contribuito a effettuare i carichi, ai fornitori di "ghirbe" e acqua e altri viveri… e i familiari di tutta questa gente…”
 
A questo punto, ritengo che l’episodio sia stato ricostruito fin nei minimi particolari.
Spero, in occasione del centenario, di poter ricordare questa tragedia con un articolo da pubblicare su qualche quotidiano.